Tre miti sul consumo energetico di Bitcoin

Vediamo come smontare alcuni dei miti legati a Bitcoin e al consumo di energia, dando un'occhiata alla realtà oggettiva | Dominik Stroukal

Tre miti sul consumo energetico di Bitcoin

Autore: Dominik Stroukal | Pubblicazione originale: 27/10/2020 | Tradotto da: 31febbraio | Milano Trustless | Link: Three Myths about Bitcoin’s Energy Consumption

L'abbiamo già sentito dire: 'Bitcoin consuma tanta energia quanto la Svizzera, tanto da accelerare il riscaldamento globale di alcuni gradi Celsius nei prossimi anni'.

È vero? No, sono entrambi miti, di quelli che affondano le radici nella realtà e vengono poi trasformati in un racconto fantastico, con giganti e unicorni, ma senza eroi. La fine del mondo arriverà sicuramente presto e i catastrofisti traggono profitto dalla diffusione di informazioni errate, quindi vediamo di smontare alcuni dei miti legati a Bitcoin e all'energia dando un'occhiata alla realtà.

Primo mito: L'energia

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Per Bitcoin conta l'elettricità, non l'energia. Praticamente tutti gli articoli che si incontrano su questo argomento usano la parola 'energia'. 'Una transazione Bitcoin consuma tanta energia quanta ne consuma la vostra casa in una settimana', scrive ad esempio la rivista Vice. Non sembra assurdo?

Articoli simili costruiscono il mito in due modi emotivi. In primo luogo, confondono 'energia' con elettricità. [Nelle case si usano] diverse fonti di energia, tra cui il gas e la benzina. Una transazione blockchain consuma elettricità, gas e benzina? Solo nel quarto paragrafo dell'articolo di Vice si inizia a parlare di elettricità, senza riconoscere che è solo una parte dell'equazione energetica nel suo complesso.

Non sono solo parole. Il consumo energetico di Bitcoin 'è pari a quello della Svizzera', scrive la BBC. È quasi pari a quello della patria dei SatoshiLabs, la Repubblica Ceca. Se non avete un'auto o il gas a casa, il consumo energetico può significare solo elettricità per voi, ma non è nemmeno lontanamente applicabile quando si parla di un Paese. L'elettricità rappresenta circa un quinto dell'energia mondiale eppure, di solito, non sono inclusi i combustibili nei calcoli che riguardano Bitcoin. La semplice confusione della parola 'elettricità' con la parola 'energia' può essere trascurabile a casa vostra ma, rivolgendosi all'intera economia, trasformano la cifra reale in un gigante mitico.

L'argomento potrebbe essere altrettanto forte anche senza un titolo così fuorviante, ma forse i giornalisti sanno che, al giorno d'oggi, la gente legge solo i titoli?

La confusione è moltiplicata da altri paragoni, come quello trovato sulla rivista Vice, '... tanta energia quanta ne consuma la vostra casa in una settimana'. Naturalmente, questo porta a immaginare tutti gli elettrodomestici, i computer, i frigoriferi, i caricabatterie, i televisori e così via. Nell'articolo, il tutto è descritto in chilowattora (KWh): ben 215 KWh. Al prezzo di 13,26 centesimi per KWh, sono all'incirca una 'bolletta' 28,5 dollari. Ma un titolo che recita: 'Assicurare una transazione Bitcoin costa 28,5 dollari' non sembra così catastrofico, sebbene forse un po' costoso. Se dovessimo confrontare questo dato con l'energia (sì, questa volta anche il gas e altri combustibili fossili) spesa per l'invio di un bonifico bancario, che coinvolge più istituzioni, edifici fisici con costi di struttura e stipendi del personale, questo esercizio perde rapidamente colpi, come dimostra questo articolo del 2017.

Secondo mito: non potrà che peggiorare

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Al contrario, Bitcoin ha il problema esattamente opposto: in futuro consumerà meno elettricità di quanto probabilmente vorremmo.

Lo sapete già, ma ripetiamolo per sicurezza. Alla fine, Bitcoin avrà quasi 21 milioni di unità che, nel 2009, sono state prodotte al ritmo di 50 BTC ogni 10 minuti, in media. Da allora, ogni quattro anni circa, questa ricompensa per i miner viene dimezzata. Dopo l'ultimo halving, ora è di 6,25 BTC. Al momento in cui scriviamo, si tratta di circa 70.000 dollari.

Se il prezzo rimanesse invariato dopo il prossimo halving nel 2024, la ricompensa di 3,125 BTC varrebbe solo 35.000 dollari. I miners lotterebbero quindi per la metà della ricompensa attuale. Perché dovrebbero consumare 70.000 dollari di elettricità per soli 35.000 dollari? Non sarebbe redditizio.

In altre parole, per continuare a usare la stessa quantità di elettricità, il prezzo di Bitcoin deve raddoppiare ogni quattro anni. Ora è di 11.000 dollari. Quanto dovrebbe costare Bitcoin nel 2033 per bruciare la stessa quantità di elettricità di oggi?
La block reward sarà di soli 0,78125 BTC nel 2033. È un ottavo di quella attuale. Il prezzo dovrebbe essere otto volte superiore, cioè 88.000 dollari. Secondo le statistiche, morirò quando la ricompensa raggiungerà 0,00076293 BTC. Alla fine della mia vita, il bitcoin dovrebbe valere più di 90 milioni di dollari per bruciare la stessa (!) quantità di elettricità, se escludiamo per semplicità le fee (attualmente trascurabili, ma destinati ad aumentare). Quindi, questa cifra è possibile? Forse.
Ma soprattutto, se qualcuno dice che tra 52 anni Bitcoin consumerà mille volte più elettricità, solo perché storicamente la quantità di elettricità impiegata è aumentata, allora assume implicitamente che il prezzo del bitcoin sarà di 90 miliardi di dollari in dollari di oggi! Per fare un confronto, 1000 BTC a quel prezzo coprirebbero l'intero PIL mondiale. Naturalmente si tratta di numeri sciocchi, ma è questo il punto.

L’anno 2033 non è citato a caso. Nel 2018 è stato pubblicato un articolo sulla prestigiosa rivista Nature, o meglio sulla sua emanazione Nature Climate Change, che ha calcolato che Bitcoin avrebbe riscaldato il pianeta di 2°C entro il 2033. Come sono arrivati a questa cifra? Non lo apprendiamo direttamente dall'articolo, ma si ipotizza che consumerà più elettricità.
Usando gli stessi numeri che usa Nature, per pagare i miner Bitcoin dovrà costare 160 milioni di dollari nel 2033. Sarebbe un bel titolo, ma ovviamente non troverete questa cifra da nessuna parte nell'articolo, perché i ricercatori non hanno studiato bene le ragioni economiche dei miner. Non bruceranno di più, a meno che Bitcoin non costi di più.

Per essere onesti, gli scienziati di Nature stimano che Bitcoin gestirà più di 100 miliardi di transazioni all'anno. Si tratta di circa 2 milioni di transazioni per ogni blocco (direttamente nella blockchain). I miner adorerebbero consumare più energia se ci fossero più transazioni e quindi più commissioni. Ma se Bitcoin non costasse 160 milioni di dollari, ogni transazione dovrebbe costare quasi 80 dollari perché ne valga la pena. È possibile, anche se è molto. I ricercatori pensano che sia un prezzo eccessivo? Non lo sappiamo. E sanno che i blocchi dovrebbero essere 634 volte più grandi e la blockchain dovrebbe crescere di 100 GB al giorno? Possiamo immaginarlo davvero ?
Sembra che non siano solo i giornalisti a diffondere miti su Bitcoin, ma anche gli scienziati.

Bitcoin avrà il problema opposto in un futuro lontano: a meno che non ci siano transazioni on-chain più costose o il prezzo raddoppi ogni due anni, in futuro si brucerà meno elettricità. Molto meno elettricità.

Il terzo mito: Un confronto impossibile

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'L'impronta di carbonio di una singola transazione è pari a quella di 780.650 transazioni Visa', si legge in un articolo del Telegraph, intitolato senza sorpresa 'Bitcoin utilizza più elettricità per transazione di una famiglia britannica in due mesi'. Non so proprio da dove cominciare per sfatare questa affermazione.

Agli economisti piacciono i valori marginali. I costi marginali sono il costo per unità aggiuntiva. Le medie, invece, sono una comune media aritmetica. Avete comprato una birra per dieci dollari e ne avete bevuta un'altra per un solo dollaro? Allora il costo marginale della prima birra è di dieci dollari e quello della seconda di un dollaro. Il costo medio è quindi di 5,5 dollari.
L'invio di una transazione Bitcoin on-chain è ancora quasi gratuito. Può essere noioso, ma funziona. Naturalmente, esiste già un modo per evitare commissioni più elevate e, anche se la rete Lightning Network è ancora in fase di crescita, i giornalisti ora non hanno nulla per dividere la quantità totale di elettricità consumata, perché semplicemente non sappiamo quante transazioni Bitcoin vengono effettuate. Inoltre, se includessimo quelle gestite da terzi (perché no? Lo facciamo per Visa), come le transazioni commerciali sulle borse di criptovalute, ad esempio, il costo medio sarebbe molto più basso.

In ogni caso, il costo medio di una transazione Bitcoin on-chain è davvero enorme. Se la ricompensa è di 6,25 BTC e, diciamo, altri 0,75 BTC di commissioni, allora oggi si parla di circa 77.000 dollari per 2.500 transazioni, il che significa circa 31 dollari per transazione in media (non molto diverso da quello che si legge nell'articolo di Vice, dove si parlava di 28,5 dollari). Si tratta di una cifra enorme, ma ovviamente le commissioni ne costituiscono solo una parte, attualmente circa il 5-10%, quindi in realtà potremmo pagare circa 3 dollari per una singola transazione.

Il prezzo medio può sembrare alto, ma il costo marginale è molto più basso. È importante dire che ai giornalisti piace confrontare il costo medio della transazione Bitcoin con il costo marginale della transazione tramite Visa, prendendo il costo dell'intero ecosistema Bitcoin e dividendolo per il numero totale di transazioni, per poi paragonarlo con una semplice transazione con carta.
Se facciamo il contrario, Bitcoin è improvvisamente più economico. Prendiamo l'intero costo delle banche mondiali, dei loro dipendenti, delle carte, dei terminali, ecc. e dividiamolo per il numero di transazioni e confrontiamolo con un pagamento Lightning o con una transazione on-chain a bassa priorità. Non sorprende che Bitcoin sia ora più economico e che una transazione Visa media costi molto di più di quanto si sia mai pagato per una transazione.

Bitcoin può essere costoso, ma facciamo un confronto: l'attuale sistema monetario non è economico. Se dovessimo includere anche il costo dell'intero ciclo di boom e bust, il risultato sarebbe senza dubbio molto, molto peggiore di quello di Bitcoin. Non trascuriamo nemmeno i vantaggi di avere il pieno controllo del nostro denaro, che può essere tenuto al sicuro in un hardware wallet senza che nessuno spenda energie per prestarlo o controllarlo per conto del governo.

Anche se facciamo il paragone, probabilmente Bitcoin non è ancora un sostituto di tutto ciò che conosciamo del mondo consolidato del denaro fiat. Quindi anche questo non avrebbe molto senso. È qualcosa di completamente diverso che svolge alcune delle stesse funzioni, ma le affronta da una prospettiva completamente diversa.

Mito bonus: è inutile

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Al momento in cui scriviamo, dal 2009 sono stati estratti in totale 18,5 milioni di BTC, che a 11.000 dollari rappresentavano una capitalizzazione di mercato di oltre 200 miliardi di dollari. Quanta energia ci è costata la creazione di questi Bitcoin? Non lo sapremo mai con certezza, ma se consideriamo i prezzi di vendita al momento dell'estrazione e ipotizziamo che siano stati estratti con un profitto iniziale minimo, la cifra è inferiore ai 20 miliardi di dollari. Ciò significa che abbiamo messo in circolazione monete per un valore di 200 miliardi di dollari a un decimo del loro prezzo.

È una cifra gigantesca, ma è necessario contestualizzarla. Corrisponde al 2% circa del bilancio federale degli Stati Uniti per la sicurezza sociale. O al 3% della spesa federale per la difesa degli Stati Uniti. O a 4 elezioni presidenziali negli Stati Uniti. (A proposito, cosa preferireste avere?).

Quindi perché lo facciamo, non sembra uno spreco? Ognuno di noi ha una risposta diversa, quindi posso parlare solo per me e per alcuni dei miei amici di SatoshiLabs. Stiamo cercando un mondo alternativo del denaro. Quanto dovrebbe costare tale alternativa? Storicamente, ci sono state persone che hanno voluto stabilire il loro sistema con una rivoluzione sanguinosa. Satoshi Nakamoto invece ci ha dato uno strumento pacifico di cambiamento, e solo noi possiamo decidere se ne vale la pena.

Lasciate fare al mercato, non alla rivoluzione. Affidatevi alla ricerca di fonti energetiche il più possibile economiche. Non è un caso che l'attività dei miner si concentri in luoghi con un eccesso di elettricità, come i siti di estrazione del petrolio o le aree che ospitano centrali che producono più energia di quella richiesta da persone e aziende.

Certo, si tratta pur sempre di un consumo di energia e non è affatto esiguo. Parliamone apertamente e sentitevi liberi di lasciarvi coinvolgere dalle emozioni. Non vogliamo sprecare risorse scarse, ma non è necessario inventare miti e favole.

31febbraio | Milano Trustless

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