Le Parole Che Usiamo Per Bitcoin

Parole, linguaggio, terminologia e attacchi linguistici | Der Gigi

Le Parole Che Usiamo Per Bitcoin

Autore: Der Gigi | Pubblicazione originale: 27/06/2022 | Tradotto da: 31 febbraio | DerGigi

Non lo si dirà mai abbastanza: Bitcoin crea confusione. Tuttavia, non è complicato come lo è una macchina di Rube Goldberg. È solo molto estraneo e quindi molto frainteso: è una cosa completamente nuova. "Non c'è nulla a cui collegarlo", come ha detto Satoshi in uno dei suoi post.

Poiché non c'è nulla a cui collegarlo, abbiamo tutti difficoltà a comprendere i vari aspetti. Dobbiamo usare le parole se vogliamo parlarne in modo significativo, e le parole sono ciò su cui mi concentrerò.

Voglio parlare di due cose: (1) il linguaggio usato in Bitcoin e (2) il linguaggio usato per attaccare Bitcoin.

Parte 1: Il linguaggio usato in Bitcoin

Chiariamo subito una cosa: è solo questione di numeri, fino in fondo. Bitcoin fa una cosa che fanno tutti i computer, che in realtà sono due: prende alcuni numeri come input, fa dei calcoli e presenta il risultato di questi calcoli a qualcun altro. Nel caso di Bitcoin, questo "qualcun altro" è un altro nodo della rete, o più nodi per essere precisi. Se ridotto all'essenziale, è tutto qui: matematica e informazioni.

Di conseguenza, dobbiamo usare metafore, e molte. Chiavi, portafogli, indirizzi, firme, contratti, mining, dust (polvere), fork, oracolo, orfano, seed (seme), testimone - l'elenco continua.
Tuttavia, ecco il problema delle metafore: "Tutte le metafore sono sbagliate, ma alcune sono utili", parafrasando George Box. Senza dubbio, molte persone sono confuse proprio a causa dei difetti di queste metafore. Tutte le etichette che applichiamo ai vari concetti di Bitcoin sono sbagliate, almeno in parte. Alcune sono molto sbagliate. Chiunque abbia mai provato a spiegare che "i tuoi bitcoin non sono in realtà nel tuo portafoglio bitcoin" a un novellino dagli occhi lucidi sa di che tipo di confusione sto parlando.

Sfortunatamente questa confusione non sparirà tanto presto e, cosa ancora più preoccupante, questa confusione viene strumentalizzata da legislatori, politici e commentatori. Coloro che disprezzano Bitcoin stanno cercando di far passare leggi e di fissare idee nella testa delle persone che imbastardiscono il funzionamento di Bitcoin e il linguaggio che usiamo per descriverlo. Di conseguenza, sarebbe utile fare chiarezza nel nostro linguaggio. Dopotutto, quante possibilità ci sono di comprendere a fondo qualcosa se le parole che usiamo per descriverla sono inadeguate?

Per prima cosa, analizziamo alcune delle parole che usiamo in Bitcoin e vediamo dove non funzionano. Tutti conosciamo queste parole e di solito non ci pensiamo due volte. Cominciamo con "wallet".

"Wallet" - letteralmente portafoglio

Un wallet è un software o un hardware che rende più facile o più sicuro conservare e/o spendere i bitcoin. È facile capire che un wallet non è una cosa unica né facilmente definibile; basti pensare a tutte le varie forme di wallet che sono state create nel corso degli anni: paper wallet (portafogli cartacei), brain wallet , portafogli hardware, portafogli mobili, multisig, lightning, di visualizzazione e così via.

Alla fine, se vogliamo capire cos'è un wallet, dobbiamo capire come funziona Bitcoin. Ecco il succo: per creare una transazione Bitcoin, è necessario firmare un messaggio con una chiave privata. Di conseguenza, due cose sono essenziali per un wallet: la memorizzazione delle chiavi e la firma. Ma di solito non basta. Per interagire con la rete Bitcoin, è necessario interagire con un nodo Bitcoin. È necessario un modo per accedere alle informazioni pubbliche, il "libro mastro distribuito" di cui parlano spesso gli esperti di finanza e di crittografia.

Quello che storicamente viene chiamato portafoglio bitcoin, quindi, è solo un software che gestisce e memorizza le chiavi e consente all'utente di utilizzarle facilmente per firmare e trasmettere messaggi. Per aumentare la sicurezza, tale software potrebbe essere incorporato in un dispositivo hardware dedicato. Quanto maggiore è lo sforzo per spendere i sats, tanto minore è il rischio di furto o perdita di fondi. Un wallet potrebbe non avere alcuna capacità di firma, come nel caso dei brain wallet, quelli di carta carta o i portafogli di visualizzazione. Ciò solleva la domanda: quanto è utile il termine wallet-portafoglio?

È interessante notare che siamo già passati a un termine diverso quando si parla di memorizzazione del seed (seed storage). Non parliamo più di "portafogli di metallo" o "chiavi di metallo" quando parliamo di conservazione di chiavi; oggi parliamo di conservazione del seed (seed storage), seed inciso su piastre di metallo.

Inoltre, ora ci riferiamo a vari costrutti multi-firma e timelock come "cassaforte", una distinzione forte e chiara. La metafora della cassaforte rende immediatamente evidente che qualsiasi cosa sia conservata in essa è lì per un lungo periodo. Non è spendibile in maniera semplice e rapida.

Spero che in futuro riusciremo anche a eliminare il termine generico "portafoglio". Per quanto riguarda i portafogli hardware, è già in corso un cambiamento di termini. Dato che un portafoglio hardware non è altro che un piccolo dispositivo utilizzato per firmare le transazioni, un termine più accurato è "dispositivo per la firma", che attualmente sta guadagnando terreno grazie a persone che comprendono a fondo i tecnicismi di Bitcoin.

Forse l'uso si evolverà in modo tale che ogni volta che si parla di "portafoglio" si sottintenda che si tratta di qualcosa che non contiene enormi quantità di valore e che tale valore viene speso facilmente e rapidamente, come nel caso dei portafogli Lightning. Alla fine, la metafora del "portafoglio" sarà sempre sbagliata in un modo cruciale: il vostro portafoglio non contiene effettivamente nessuna delle vostre monete. Non è così che funziona Bitcoin. Potrebbe contenere le chiavi, il che ci porta alla parola successiva.

"Key" – letteralmente chiave

Nel mondo fisico, una chiave viene utilizzata per aprire qualcosa: una porta, un forziere, un armadietto e così via. Può anche essere usata per avviare qualcosa: un'auto, una moto, un missile nucleare... avete capito il concetto.

Come già detto, per creare una transazione in bitcoin, si usa la propria chiave privata per firmare un messaggio. Le chiavi di bitcoin sono chiavi crittografiche e le chiavi crittografiche possono essere utilizzate per creare firme digitali.

Questo, ovviamente, ha senso solo nel mondo della crittografia. In genere, una chiave viene utilizzata per bloccare e sbloccare le cose. Se si vuole firmare qualcosa, serve una penna. Questa confusa metafora non è ovviamente esclusiva di Bitcoin. Molti altri software utilizzano chiavi crittografiche per firmare, motivo per cui nel 2010 è stato introdotto questo abominio di emoji: il lucchetto, "chiuso con la penna".

Di conseguenza, nella terminologia bitcoin una "chiave" è più simile a una penna che a una chiave vera e propria. Certo, si può usare la propria chiave per "sbloccare" i sats che sono "bloccati" da se stessi o da qualcun altro, ma comunque, indipendentemente dalla metafora che si usa, sarà sempre insufficiente. Sarà sempre insufficiente perché le chiavi in Bitcoin sono dati, nient'altro. Le vostre chiavi private sono informazioni segrete, informazioni che nessuno, a parte voi, dovrebbe mai conoscere. Se qualcun altro entra in possesso delle vostre chiavi private, i vostri Bitcoin diventeranno i loro Bitcoin.

Per rendere il più difficile possibile il furto o la spesa accidentale, le chiavi che danno accesso a grandi fondi sono conservate in un "cold storage" - letteralmente deposito "freddo". Le informazioni segrete sono scollegate da Internet, conservate su speciali dispositivi di firma che non entrano mai in contatto con un computer.

Un "hot wallet" - letteralmente "portafoglio caldo", invece, porta le informazioni segrete necessarie per muovere i vostri satoshi il più vicino possibile alla rete. Se si vuole spendere frequentemente, le chiavi devono essere prontamente disponibili. Un portafoglio lightning, ad esempio, è un portafoglio hot wallet: le chiavi private che consentono di spendere i sats sono sempre collegate a Internet. Se il vostro computer o smartphone viene compromesso, i vostri fondi sono a rischio. Questi sono i compromessi tra i portafogli "caldi" e i depositi "freddi".

"Caldo" e "freddo" sono ancora una volta, ovviamente, metafore. Un portafoglio caldo è caldo come lo è un microfono in uno studio di registrazione. Significa che è carico, acceso e da maneggiare con cura, non che la sua temperatura sia effettivamente alta.

Possiamo notare che il linguaggio non è né singolare né statico, il che rende labile il confine tra una metafora utile e un vero e proprio attacco linguistico.

La metafora della "chiave", ad esempio, non è terribilmente sbagliata. Possiamo pensare alla firma come a uno sblocco. Gli elementi sottostanti responsabili della spesa dei satoshi sono chiamati script di blocco e sblocco, e per una buona ragione. Questi script sono piccoli programmi per computer che definiscono le condizioni necessarie affinché determinate serie di sats si muovano. Si può pensare che chi vuole spostare i sats debba risolvere un puzzle crittografico. Di solito, per soddisfare la condizione di spesa è necessaria una chiave privata: la chiave è la soluzione del puzzle. Quindi, se pensiamo a "soluzione del puzzle", non è nemmeno sbagliato. E comunque, temo che siamo bloccati con questo.

Altre due cose: il motivo per cui la chiave privata può essere rappresentata come parole è che, proprio come tutto il resto di bitcoin, è un'informazione. E il motivo per cui chiamiamo queste parole "seed phrase" è che la chiave privata è il seme da cui derivano tutte le altre chiavi e, in ultima analisi, gli indirizzi. Questo ci porta alla parola successiva: "address".

“Address” – letteralmente indirizzo

Questo è probabilmente il peggiore di tutti. Per citare Luke Dashjr: "È così brutto che abbiamo fatto una BIP per eliminarlo". Sta parlando del BIP 179 (acronimo di Bitcoin Improvement Proposal), una proposta di miglioramento del protocollo Bitcoin  che ha come unico scopo quello di proporre un nuovo termine per "indirizzo". Il nuovo termine è "invoice" (letteralmente "richiesta di pagamento" e non fattura), che è quello predefinito nel protocollo Lightning ed è in realtà più accurato, dal punto di vista tecnico, anche nel livello base. È più preciso perché le transazioni in bitcoin non hanno un "indirizzo di provenienza", anche se si potrebbe pensare che ce l'abbiano, soprattutto se la mente è avvelenata dalla metafora dell'"indirizzo".

Il concetto di "indirizzo di provenienza" (“from address") esiste solo a livello euristico. In Bitcoin esistono solo gli indirizzi di ricezione. Una transazione non contiene un indirizzo di provenienza. Una transazione contiene solo gli script che abbiamo visto in precedenza, che sono puzzle crittografici e soluzioni degli stessi. Se si riesce a risolvere il puzzle, si possono spendere le monete.

Il modo corretto di pensare a questo è quello di pensare ai flussi, non alle monete. Supponiamo di prelevare una grossa quantità d'acqua da un lago e che questo lago sia alimentato da diversi corsi d'acqua. È un lago incontaminato in una regione montuosa, quindi riempite la vostra bottiglia per rinfrescarvi con una bevanda rinfrescante. Ci si siede, si beve un sorso e si riflette sulla seguente domanda: da dove proviene l'acqua contenuta nella bottiglia?

Dal lago, ovviamente, ma da quale corso d'acqua? E quante molecole sono arrivate direttamente dalle nuvole, piovendo sul lago? Siete in grado di dirlo, anche solo in linea di principio? Un'entità simile a Dio probabilmente sì, dato che l'acqua è composta da molecole e si può, almeno in teoria, tracciare tali molecole.

È possibile comprendere Bitcoin e le transazioni in bitcoin in modo simile: le transazioni possono avere più ingressi e più uscite, cioè afflussi e deflussi, per rimanere nella metafora dell'acqua. Tuttavia c'è una differenza importante: in Bitcoin non ci sono molecole, ma solo contabilità. Non si può tracciare nulla con certezza; si possono solo fare ipotesi, euristiche che in molti casi sono sbagliate.

Non ci sono molecole in bitcoin perché ogni transazione "distrugge" tutti gli input e crea nuovi output. Se si è decisi a pensare alle monete - cioè se si considera ogni UTXO come una moneta di dimensioni diverse - si può pensare a ogni transazione come a un processo di fusione. Tutti gli input vengono liquefatti in una grande fornace e come output vengono create nuove monete.

“Coins” – letteralmente monete

Mi è sempre piaciuta questa citazione di Peter Van Valkenburgh, che riflette sulla localizzazione dei Bitcoin - o la sua mancanza:

Dove si trova, in questo momento, in transito? [...] Innanzitutto, non ci sono bitcoin. Semplicemente non ci sono. Non esistono. Ci sono voci del libro mastro in un libro mastro condiviso [...] Non esistono in nessun luogo fisico. Il libro mastro esiste in ogni luogo fisico, essenzialmente. La geografia non ha senso in questo caso, non vi aiuterà a capire il vostro criterio. (Peter Van Valkenburgh)

Quelle che chiamiamo "monete" esistono solo per convenzione. Il protocollo non conosce la nostra nozione di monete. Conosce solo i sats e gli output delle transazioni spesi o non spesi. Gli output spesi sono input di transazioni passate. Se la somma di uno o più output raggiunge i 100 milioni di sats, lo chiamiamo "1 Bitcoin".

Naturalmente, è molto più facile parlare di "monete", "indirizzi" e "portafogli", perché conosciamo queste cose intimamente grazie alla nostra esperienza nel mondo reale. Abbiamo una comprensione intuitiva di queste metafore, quindi è chiaro cosa succede se una "moneta" si sposta da un "portafoglio" a un altro "portafoglio" - o almeno così pensiamo.

Sebbene l'immagine mentale delle monete che si spostano da un portafoglio all'altro in modo intuitivo, facile da capire e sia confortante, tuttavia è sbagliata. Ciò che accade sotto il cofano di bitcoin è molto più meraviglioso, molto più elegante e molto più magico delle monete d'oro che passano da un borsellino all'altro. Deve esserlo. Bitcoin informazione, non un oggetto fisico. Viene teletrasportato alla velocità della luce, non viene spostato in alcun senso fisico. È Magic Internet Money per un motivo, e temo che tutti noi dobbiamo comprenderne il funzionamento interno fino a un certo punto, soprattutto se vogliamo essere adeguatamente attrezzati per combattere tutti gli attacchi linguistici, presenti e futuri

Parte 2: Il linguaggio usato per attaccare Bitcoin

Bitcoin è sempre sotto attacco. Il denaro è per sua natura un sistema contraddittorio, perché viene utilizzato tra parti che non si fidano completamente l'una dell'altra. Di conseguenza, un sistema monetario è un sistema contraddittorio.

Tutti vorrebbero avere qualcosa in cambio di niente, imbrogliare il sistema e farla franca. Tutti sono truffatori 1 ; tutti vogliono avere qualcosa gratis.

Bitcoin è la più grande trappola per miele che il mondo abbia mai visto; tutti e la loro nonna vorrebbero romperla. Inoltre, i potenti sono, almeno in parte, potenti grazie alla stampa di moneta fiat, resa obsoleta dalla moneta arancione. Attaccare il Bitcoin diventa una strategia necessaria se la vostra stessa sopravvivenza è minacciata da esso.

Ma quali parti di Bitcoin attaccare? È difficile stabilire cosa sia Bitcoin e in cosa consista. Mi piace pensarlo come un grande mix di due parti di software e due parti di hardware - o "wetware", per essere più precisi. Un mix di tecnologia e biologia, con un pizzico di economia in più.

Visto in quest'ottica - che Bitcoin è fatto di idee, persone, codice e nodi - è facile capire che alcuni attacchi appaiono più ovvi di altri.

Un attacco ovvio sarebbe, ad esempio, sfruttare un software che metta fuori uso un gran numero di nodi bitcoin. Uno ancora più ovvio sarebbe un attacco su larga scala alla sua infrastruttura fisica. Se le fonderie che producono l'attuale generazione di chip ASIC SHA-256 vengono bombardate o varie operazioni di mining su larga scala vanno in fiamme, possiamo dire con certezza che Bitcoin è sotto attacco. Allo stesso modo, se i bitcoiners sono dichiarati nemici dello Stato e vengono incarcerati o uccisi in massa, potremmo dedurre che Bitcoin è sotto attacco.

Ma come si fa ad attaccare un'idea? Con le cattive idee, ecco come. La guerra civile del dibattito sulle dimensioni dei blocchi è stata un attacco a Bitcoin dall'interno, e la sua risoluzione è stato un hard fork, un'istanziazione economica di questa idea.

Oltre agli attacchi dall'interno, abbiamo già subito molti attacchi dall'esterno. Quasi subito dopo la sua comparsa, Bitcoin è stato attaccato da politici, banchieri centrali, investitori tradizionali legati al sistema fiat, nonché da analfabeti economici e tecnici. Le abbiamo già sentite tutte: bitcoin è usato solo dai criminali, bitcoin non ha valore, il valore di bitcoin si basa sulla pura speculazione, bitcoin è una tecnologia vecchia, bitcoin è troppo lento, bitcoin è una bolla, e così via.

Permettetemi di evidenziare alcuni dei termini e delle frasi più recenti inventati da coloro che si aggrappano alle mammelle dei vari stampatori di denaro, siano essi politici, gruppi di interesse speciale o cripto-fratelli.

“Unhosted wallet” – letteralmente "Portafoglio non ospitato"

Due parole, un solo obiettivo: allontanare gli utenti dal denaro sano e dall'indipendenza verso qualcosa che tutti noi conosciamo troppo bene dal sistema fiat: fiducia e dipendenza.

La natura poco appariscente di questa frase è ciò che rende questo attacco così ingegnoso. Chiamare un normale portafoglio bitcoin "unhosted" dà in primo luogo l'impressione che dovrebbe essere "ospitato"; che manca qualcosa a come dovrebbe essere, come un puzzle incompiuto o una trave non supportata.

Ma la discussione non dovrebbe riguardare l'"hosting". Dovrebbe riguardare il controllo. Chi può accedere ai vostri fondi? Chi può bloccare il vostro conto? Chi è il padrone e chi lo schiavo?

Proprio come "il cloud è il computer di qualcun altro", un "portafoglio hosted" è il portafoglio di qualcun altro. Dovrebbe essere ovvio che la centralizzazione del controllo è ciò che ha portato a tutti i problemi monetari, ma temo che dovremo imparare le lezioni della storia e le lezioni di Mt. Gox ancora e ancora e ancora: il denaro detenuto e controllato da altri può essere e sarà manipolato. Non vogliamo commettere di nuovo questo errore, ed è per questo che il seguente aforisma è diventato una sorta di mantra: not your keys, not your bitcoin.

I portafogli Bitcoin dovrebbero essere non ospitati o, per usare una parola che non è stata inventata da diabolici burattinai: indipendenti. Lo scopo di Bitcoin è quello di portare la piena sovranità all'individuo e di eliminare ogni dipendenza da terze parti fidate. Niente governanti, niente padroni, niente host. Solo peer.

Invece di usare il termine "portafoglio non ospitato", ci si potrebbe riferire ai normali portafogli Bitcoin come portafogli indipendenti o portafogli di libertà (nella comunità di Bitcoiner italiana si è diffuso il termine "non-custodial"). L'opposto di un portafoglio indipendente è un servizio di custodia, il che significa che avete un permesso, niente di più. Utilizzando un servizio di custodia, si distrugge ciò che principalmente rende prezioso Bitcoin. Si ritorna al modello di denaro autorizzato: un rapporto di debito tra padroni e schiavi, che è il sistema fiat da cui vogliamo allontanarci. Alcuni hanno tutto il potere, gli utenti non ne hanno alcuno.

Un servizio di custodia di questo tipo, un servizio che vogliono farvi chiamare "portafoglio ospitato" - ma che potrebbe essere meglio descritto come un portafoglio per gli schiavi - non offre altro che IOU: permessi e certificati di debito che possono essere revocati, moltiplicati, riemessi e distrutti in qualsiasi momento. Lo schiavo non ha nulla, il padrone ha tutto.

Non fraintendetemi: questa è una guerra di narrazioni e la posta in gioco non potrebbe essere più alta. Libertà contro dipendenza, controllo contro autoproprietà, fiducia contro responsabilità. Semmai, un portafoglio dovrebbe essere self-hosted e questo non rappresenta un crimine. Tuttavia, non dovremmo pensare agli "host". Un portafoglio non ha bisogno di essere ospitato perché un portafoglio, come abbiamo visto in precedenza, non è altro che una chiave - un'informazione privata - combinata con un hardware o un software che consente di fare qualcosa con tale chiave, ad esempio ricavare indirizzi o firmare transazioni.

Tenere a memoria 12 parole non fa di voi il proprietario di un "brain wallet non ospitato"; è ridicolo. Non avete bisogno di un permesso per ricordare 12 parole a memoria, e qualsiasi legge che dovesse rendere illegale l'atto di ricordare 12 parole, sarebbe una legge molto, molto, (molto!) stupida. Ma anche ignorando questa stupidità per un momento, una legge del genere non può essere applicata. Dovrebbe essere resa priva di significato non appena approvata. Non potete provare che io abbia 12 parole in testa, così come io non posso provare che voi non stiate pensando a un elefante arancione proprio in questo momento. Tenere una chiave è conoscere un segreto, e il problema dei segreti è che se non lo dici, nessuno lo sa.

Lasciare che qualcun altro detenga le vostre chiavi distrugge tutti i vantaggi che il bitcoin porta con sé. Se ci si potesse fidare di altri con il nostro denaro, non avremmo avuto bisogno di Bitcoin. E se nessuno si assume la responsabilità della propria custodia, Bitcoin sarà catturato, proprio come l'oro prima di lui.

Di conseguenza, il termine "portafoglio non ospitato" è un attacco a Bitcoin che dovremmo prendere sul serio, insieme alle implicazioni che un divieto riuscito comporterebbe. Si tratta di un attacco molto ingegnoso e malizioso, sottile ma efficace, che ridisegna ciò che un portafoglio è e dovrebbe essere.

Il fatto che qualcuno si sia seduto e abbia ideato questa frase mi fa pensare che i potenti stiano iniziando a capire cos'è Bitcoin e quanto sia davvero potente, ed è per questo che faranno di tutto per tenervi intorpiditi, dipendenti e schiavi. "Vogliono di più per loro stessi e meno per tutti gli altri", per citare George Carlin. "Non vogliono persone ben informate, ben istruite e capaci di pensiero critico" 2

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Chiedete a voi stessi: lanciare una moneta per 256 volte dovrebbe essere illegale? E la matematica? E l'avere certi pensieri? Vogliamo davvero vivere in un mondo in cui avere 12 parole in testa ti rende un fuorilegge?

#ChangeTheCode – letteralmente #CambiailCodice

Un'altra frase, un'altra implicazione. La campagna #ChangeTheCode è ingegnosa, bisogna riconoscerlo. Implica che il codice di Bitcoin non possa essere modificato, il che non potrebbe essere più lontano dalla verità.

Bitcoin è un software libero3 e open-source rilasciato sotto la licenza MIT 4. Ciò significa che chiunque può modificare il codice, Greenpeace o meno, senza dover chiedere il permesso.

Permettetemi di riprodurre la licenza per intero:

"Con la presente si concede il permesso, a titolo gratuito, a chiunque ottenga una copia di questo software e dei file di documentazione associati (il "Software"), di trattare il Software senza alcuna restrizione, compresi, senza limitazione, i diritti di usare, copiare, modificare, unire, pubblicare, distribuire, concedere in sublicenza e/o vendere copie del Software, e di permettere alle persone a cui il Software viene fornito di farlo, alle seguenti condizioni:
L'avviso di copyright di cui sopra e questo avviso di autorizzazione devono essere inclusi in tutte le copie o parti sostanziali del Software.
IL SOFTWARE VIENE FORNITO "COSÌ COM'È", SENZA GARANZIE DI ALCUN TIPO, ESPRESSE O IMPLICITE, INCLUSE, A TITOLO ESEMPLIFICATIVO, LE GARANZIE DI COMMERCIABILITÀ, IDONEITÀ A UNO SCOPO PARTICOLARE E NON VIOLAZIONE. IN NESSUN CASO GLI AUTORI O I DETENTORI DEI DIRITTI D'AUTORE SARANNO RESPONSABILI PER QUALSIASI RECLAMO, DANNO O ALTRA RESPONSABILITÀ, SIA IN UN'AZIONE CONTRATTUALE, CHE IN UN'AZIONE ILLECITA O ALTRO, DERIVANTE DA, FUORI O IN CONNESSIONE CON IL SOFTWARE O L'USO O ALTRI RAPPORTI CON IL SOFTWARE”.

Chiunque è ed è sempre stato libero di modificare il codice di Bitcoin. La natura libera e open-source di Bitcoin è il motivo per cui esistono migliaia di fork e cloni, compresi quelli che implementano ciò che i promotori della campagna #ChangeTheCode stanno proponendo5.

Sebbene l'intera campagna per "cambiare il codice" non dovrebbe essere presa sul serio, le tattiche che la sottendono fanno luce sulle motivazioni degli aggressori e su ciò che deve ancora accadere. #ChangeTheCode è stata finanziata da Chris Larsen, fondatore di Ripple, la società che ha creato la moneta di merda XRP. Questi tipi di shitcoin non possono competere con il Bitcoin sul piano del merito perché sono autorizzati, centralizzati e non hanno una politica monetaria affidabile, tra le altre cose. Di conseguenza, devono ricorrere a campagne diffamatorie e all'assunzione di sicari della reputazione.

Il problema del denaro è che tutte le forme di denaro sono in competizione, direttamente o indirettamente. Tutti i soldi competono per la liquidità, la credibilità, l'attenzione, il valore immagazzinato e altro ancora. Di conseguenza, i dipartimenti di marketing di quasi tutte le “shitcoins” dirigono i fondi per respingere o attaccare Bitcoin in un modo o nell'altro, insinuando che non può essere cambiato, che è usato per attività illecite, o che è troppo lento o dispendioso.

Bitcoin, tuttavia, non è né lento né dispendioso. La Proof-of-work è estremamente efficiente se l’obiettivo è quello di creare un sistema monetario libero dalla politica e garantito in modo pubblico e trasparente. Se non si dà valore a un sistema del genere, sembrerà sempre uno spreco.

Questo, per pura coincidenza, ci porta al prossimo attacco.

"Proof of Stake" - letteralmente la "prova della posta in gioco (inteso anche come stake-possesso)"

Mettiamo subito in chiaro una cosa: non c'è nessuna prova, non c'è nessuna posta in gioco 6 e non è nemmeno lontanamente paragonabile al suo omonimo, la proof-of-work.

Ho scritto molto sulla proof-of-work in passato, quindi, per non ripetermi ad nauseam, cercherò di essere breve: la proof-of-work ha risolto il problema della lettura dell'ora in un sistema decentralizzato, il problema della selezione casuale, il problema dell'emissione equa e il problema dell'inesigibilità dei costi nel regno digitale. Incorpora direttamente la verità oggettiva in un blocco di dati, ed è per questo che è privo di fiducia e affidabile. Le informazioni "parlano da sole", per citare Satoshi.7

La proof-of-stake, invece, non ha una verità oggettiva, non ha un tempo oggettivo, non ha una selezione casuale, non ha un'emissione equa, non ha costi esterni, non ha costi operativi e si centralizza nel tempo. È la macchina del moto perpetuo dei meccanismi di consenso, il che significa che non è affatto un meccanismo di consenso. È marcio nel profondo perché si basa, in tutto e per tutto, sulla fiducia in una terza parte.

La proof-of-stake dovrebbe chiamarsi "fidati di me, fratello", e qui sta il problema e l'inganno linguistico: chiamandola proof-of-stake, si potrebbe pensare che sia paragonabile alla proof-of-work: "Ah, questo è proprio come l'altro! È solo un altro di quei meccanismi di consenso, buono quanto la proof-of-work di Bitcoin".

No. Sbagliato. La proof-of-stake è una finzione e porterà inevitabilmente a tutti i mali di cui soffre il mondo della finzione del sistema monetario fiat, come dimostrano i vari fallimenti di questi sistemi 8.

Conclusioni

Le parole sono importanti ed è per questo che dovremmo sceglierle con saggezza e attenzione. Bitcoin non è spreco9 non è closed source4 ; Bitcoin non è controllato da supercodificatori oscuri10 e non è guerra. Un ASIC non è una pistola. Semmai, Bitcoin è un gioco linguistico wittgensteiniano11 , che utilizza le parole e la possibilità di risolvere pacificamente i conflitti.

L'allocazione segue la percezione, così come le politiche pubbliche. La percezione, a sua volta, è plasmata dalla nostra comprensione e dalle parole che usiamo per raggiungere e descrivere tale comprensione.

In un mondo inondato di eufemismi e palesi bugie, chiamare qualcosa con il suo nome proprio è di per sé ribelle. Bitcoin è libertà e auto-sovranità, è non-chiedere-il-permesso. Si tratta di indipendenza e di verità verificabile; di proprietà estrema e di responsabilità; di speranza12 e di diritti umani13.

Il modo migliore per combattere le cattive idee e la cattiva terminologia è con le buone idee e la buona terminologia. Pertanto, dovremmo tutti sforzarci di chiamare le cose con il loro nome proprio, cercare di capire il loro funzionamento interno e spiegarle in termini semplici agli altri.

Bitcoin non è così complicato come potrebbe sembrare all'inizio. È solo molto estraneo, ed è per questo che tutte le metafore che usiamo per descriverlo, ad un certo punto smettono di essere efficaci. Come abbiamo visto, portafogli, chiavi, indirizzi, monete e molte altre parole che usiamo non sono sufficienti a spiegare veramente cosa sta succedendo.

La confusione che inevitabilmente nasce da questo fraintendimento viene usata e abusata dai detrattori di Bitcoin, sia dalla chiesa del "fiat" che dal culto del "crypto"14.

Ovviamente, gli "honeybadger" se ne fregano della maggior parte di questi attacchi. Bitcoin continuerà a marciare a prescindere, ma questo non significa che dovremmo cedere alle varie narrazioni e intelaiature messe in piedi da chi vuole controllare e opprimere (o da chi vuol fare soldi facili).

Bitcoin è fatto di persone, e sono le singole persone a soffrire, sia per le normative miopi, sia per le ripercussioni economiche, sia per gli scam, sia per la perdita di liquidità indotta (ad es. dall'inflazione, ma anche dal blocco forzoso dei conti).

Bitcoin è un ritorno alla moneta sana, di cui c'è un disperato bisogno nel folle mondo del QE senza fine e dei tassi di interesse negativi. La tragicommedia del nostro attuale sistema finanziario sembra l'introduzione di un gioco a premi: "Di chi è il deficit? Un'economia dove tutto è inventato e i punti non contano".

I punti in Bitcoin contano, così come le parole che usiamo per descriverlo. Bitcoin è sincero e preciso nel suo discorso, e anche noi dovremmo sforzarci di esserlo


NOTE A PIÈ DI PAGINA

  1. M. Goldstein (2014). Everyone’s a Scammer
  2. “I politici sono messi lì per darvi l'idea che avete libertà di scelta. Non è così. Non avete scelta. Avete dei proprietari. Loro vi possiedono. Possiedono tutto. Possiedono tutti i terreni importanti. Possiedono e controllano le aziende. Hanno da tempo comprato e pagato il Senato, il Congresso, le sedi statali, i municipi. Hanno i giudici nelle loro tasche e possiedono tutte le grandi società di media, per cui controllano praticamente tutte le notizie e le informazioni che vi arrivano. Vi tengono per le palle. Spendono miliardi di dollari ogni anno per fare lobby. Lobbying per ottenere ciò che vogliono. Ebbene, sappiamo cosa vogliono. Vogliono più per loro stessi e meno per tutti gli altri, ma vi dirò cosa non vogliono. Non vogliono una popolazione di cittadini capaci di pensiero critico. Non vogliono persone ben informate, ben istruite e capaci di pensiero critico. Non sono interessati a questo. Non li aiuta. È contro i loro interessi.” —George Carlin
  3. What is Free Software? da the Free Software Foundation
  4. Bitcoin è ed è sempre stato un software libero e open-source. È rilasciato sotto la licenza MIT. "Essere open source significa che chiunque può esaminare il codice in modo indipendente. Se fosse closed source, nessuno potrebbe verificarne la sicurezza. Penso che sia essenziale per un programma di questa natura essere open source".” —Satoshi Nakamoto (2009)
  5. Tre fork storici che implementano ciò che #ChangeTheCode sostiene sono "Bitcoin Oil", "Bitcoin Stake" e "Bitcoin Interest". Si veda questa discussione di BitcoinTalk del 2018.
  6. La proof-of-stake soffre del problema del "nulla in gioco". "Non si perde nulla se ci si comporta male, non si perde nulla firmando ogni singola biforcazione, l'incentivo è quello di firmare ovunque perché non costa nulla".
  7. "La proof-of-work ha la bella proprietà di poter essere trasmessa attraverso intermediari non affidabili. Non dobbiamo preoccuparci della catena di custodia della comunicazione. Non importa chi ti dice che la catena è più lunga, la proof-of-work parla da sola". —Satoshi Nakamoto (2010)
  8. Si veda dergigi.com/pos per capire perché la proof-of-stake è e sarà sempre un meccanismo di consenso difettoso.
  9. Parker Lewis (2019). Bitcoin Does Not Waste Energy
  10. Jonathan Bier (2021). The Blocksize War
  11. Allen Farrington (2020). Wittgenstein’s Money
  12. Michael Saylor, hope.com
  13. Alex Gladstein (2022), Check Your Financial Privilege. Si veda anche questa raccolta di video del Forum della Libertà di Oslo 2022.
  14. Si noti che "crypto" è l'ennesimo attacco linguistico al Bitcoin, facendo credere che ci siano molti altri progetti interessanti, validi o paragonabili. Questo non potrebbe essere più lontano dalla verità. Praticamente tutte le "cripto" sono una truffa. La parola "crypto" tralascia anche l'altra metà di ciò che fa funzionare il Bitcoin, ovvero la parte "economica". Dopo tutto, il Bitcoin è un sistema criptoeconomico.

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